Ridurre i carboidrati raffinati aiuta a mantenere la perdita di peso nel tempo

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sordi-spaghettiSecondo uno studio pubblicato recentemente su JAMA dai ricercatori Cara Ebbeling e David Ludwig del Children’s Hospital di Boston,  le diete che riducono l’aumento della glicemia dopo un pasto – o a basso indice glicemico o con un basso contenuto di carboidrati, si devono preferire ad una dieta povera di grassi per coloro che cercano di raggiungere la perdita di peso duratura.
Lo studio ha evidenziato che la dieta a basso indice glicemico (ma con una quota idonea di carboidrati a basso indice glicemico) ha avuto analoghi benefici metabolici della dieta molto povera di carboidrati, senza però mostrare effetti negativi dello stress e dell’infiammazione come invece si è notato nei partecipanti con dieta a basso tenore di carboidrati.
I ricercatori hanno dimostrato che non è vero che una caloria è sempre una caloria, qualunque sia l’alimento utilizzato. Alcuni alimenti infatti stimolano il metabolismo energetico più di altri. Tra questi danno un contributo significativo non solo i cibi ricchi in proteine, ma anche quelli ricchi in fibre (molte verdure, frutta, legumi o alcuni cereali integrali come avena, orzo e segale) in grado tra l’altro di incrementare l’azione della leptina, ormone che aiuta a limitare la fame e ad aumentare il metabolismo basale.

Ciascuno dei 21 giovani adulti in soprappeso o obesi (età 18-40) partecipanti allo studio, prima hanno dovuto perdere dal 10 al 15 percento del loro peso corporeo, e dopo la stabilizzazione del peso, hanno completato tutte e tre le seguenti diete in ordine casuale, ciascuno per quattro settimane alla volta.

Il protocollo in cross-over randomizzato ha permesso un’osservazione rigorosa degli effetti di ogni dieta sui partecipanti, indipendentemente dall’ordine in cui sono state seguite :
dieta povera di grassi, che riduce i grassi alimentari e prevede prodotti integrali e una varietà di frutta e verdura, basata sul 60% delle calorie giornaliere dai carboidrati, il 20% dai grassi e il 20% dalle proteine​​;
dieta a basso indice glicemico, composta da verdura, grassi salutari, cereali minimamente trasformati, legumi e frutta, con il 40% delle calorie giornaliere dai carboidrati, il 40% dai grassi e il 20% dalle proteine​​. I carboidrati a basso indice glicemico vengono digeriti lentamente, contribuendo a mantenere stabili la glicemia e i livelli ormonali dopo il pasto;
dieta povera di carboidrati, sul modello della dieta Atkins, composta dal 10% delle calorie giornaliere dai carboidrati, il 60% dai grassi e dal 30% dalle proteine​​.
Il protocollo dello studio ha previsto la valutazione di tutti i parametri ematici di routine, quelli della sindrome metabolica, i livelli ormonali e gli isotopi stabili per misurare la spesa totale di energia dei partecipanti, mentre seguivano ogni dieta.
 La dieta molto povera di carboidrati ha fatto registrare miglioramenti nel metabolismo, ma si deve sottolineare che in questa dieta aumentano i livelli di cortisolo dei partecipanti, che può portare a insulino-resistenza e malattia cardiovascolare. Essa ha inoltre aumentato i valori della proteina C-reattiva, che può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.
Anche se una dieta povera di grassi è tradizionalmente raccomandata dal governo degli Stati Uniti e dalla Heart Association,ha causato una sensibile riduzione della spesa energetica, un quadro lipidico fuori norma e insulino-resistenza.
Gli autori confermano che in aggiunta ai benefici rilevati dallo studio, le diete a basso indice glicemico sono più facili da rispettare quotidianamente, rispetto a diete a basso contenuto di carboidrati e a basso contenuto di grassi. Dal punto di vista pratico, a differenza di diete a basso contenuto di carboidrati e di grassi, una dieta a basso indice glicemico non elimina interi gruppi di alimenti, rendendola più facile da seguire anche per lunghi periodi, e fornendo tutti i micro- e macronutrienti indispensabili al nostro organismo.

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