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Calcoli renali. Ecco come prevenire le recidive: tanta acqua, anche di rubinetto, e poca cioccolata

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Le persone che hanno sofferto di litiasi renale dovrebbero aumentare l’assunzione di liquidi, in modo da produrre almeno due litri di urine al giorno, per prevenire le recidive. E’ l’indicazione contenuta nelle nuove linee guida pratiche evidence-based dell’American College of Physicians (ACP) pubblicate su Annals of Internal Medicine. Le raccomandazioni si basano sugli studi pubblicati in letteratura sull’argomento dal 1948 al marzo 2014. “Aumentare l’assunzione di liquidi durante la giornata – sostiene David Fleming, presidente dell’ACP – può dimezzare il rischio di recidive di calcoli renali, senza incorrere in effetti indesiderati. Ma attenzione: le persone che già di base bevono una quantità sufficiente di liquidi o quelle per le quali è controindicato assumere troppi liquidi, non devono aumentarne l’assunzione”. Per tutti gli altri che possono aumentare l’introito di liquidi, va benissimo l’acqua di rubinetto. Non esistono infatti, secondo gli internisti americani, prove scientifiche inconfutabili a favore della superiorità dell’acqua minerale, di qualsiasi marca, rispetto alla semplice acqua di rubinetto. Esistono invece prove che ridurre il consumo di soft drink acidificati con acido fosforico (come le ‘cola’), riduce il rischio di una recidiva di calcoli. Al contrario, le bibite gassate alla frutta, spesso acidificate con acido citrico, hanno semaforo verde sul fronte nefrolitiasi. La prima raccomandazione dei medici americani per scongiurare una recidiva di nefrolitiasi è dunque di aumentare l’assunzione di liquidi; ma se questo da solo non dovesse funzionare, si può ricorrere – nei pazienti con almeno due pregressi episodi di litiasi – all’assunzione di un farmaco (in monoterapia), da scegliere tra diuretici tiazidici, allopurinolo o citrato, che aiutano a ridurre la formazione di calcoli di calcio (la forma più comune). Non si può dire che uno sia superiore all’altro, in quanto non esistono studi di confronto diretto. Sul fronte della dieta, il consiglio è di ridurre il consumo di cibi ricchi di ossalato (cioccolata, barbabietole, nocciole, rabarbaro, spinaci, fragole, tè, crusca di frumento), di proteine animali e di purine, mantenendo invece una normale assunzione di calcio. A soffrire di nefrolitiasi, almeno una volta nell’arco della vita, sono il 13% degli uomini e il 7% delle donne americane; senza trattamento, almeno la metà di loro presenterà una recidiva nell’arco dei successivi cinque...

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Succo d’arancia: potere antiossidante moltiplicato 10 volte

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L’attività antiossidante dei succhi di agrumi e di altri alimenti è sottovalutata. Una nuova tecnica per la misurazione di questa caratteristica ha rivelato valori dieci volte maggiori rispetto a quelli indicati dagli attuali metodi di analisi. Ciò suggerisce che le tabelle relative alle capacità antiossidanti dei prodotti alimentari di cui fanno uso nutrizionisti ed autorità sanitarie andrebbero revisionate. Il succo d’arancia e quello di altri agrumi vengono considerati sani per via del loro elevato contenuto in antiossidanti, che aiutano a ridurre i dannosi radicali liberi nell’organismo: onde studiare questi composti in laboratorio, vengono impiegate tecniche che simulano la digestione dei cibi nell’intestino, che analizzano soltanto le capacità antiossidanti che possono essere assorbite nel tenue, ma l’attività antiossidante delle fibre che essi contengono in questo modo non viene valutata. Esse raggiungono in ogni caso l’intestino crasso, dove la flora batterica le fa fermentare estraendone ancora più antiossidanti. La nuova tecnica ha rivelato che il potenziale antiossidante è in realtà il decuplo del previsto, e non soltanto nei succhi di frutta, ma in ogni alimento considerato. Con l’aiuto di questo nuovo metodo, è stato prodotto un modello matematico in grado di classificare i succhi in base alle loro condizioni naturali e di conservazione, il che garantisce che vengano impiegati i materiali grezzi ed i processi di sterilizzazione e pasteurizzazione più corretti. (Food Chem 2014; 164:...

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Articolo pubblicato dal Dott. Paggi sulle intolleranze alimentari

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Il Dott. Alessio Paggi è stato contattato a luglio 2014 dalla redazione  della rivista Novella 2000 per scrivere un articolo divulgatorio all’interno di una rubrica che tratta di salute e benessere. In questo articolo, pubblicato in edicola a partire dal 11/09/2014 su NOVELLA 2000 numero 38, il Dottore ha spiegato brevemente cosa sono le INTOLLERANZE ALIMENTARI, facendo un po’ di chiarezza su la validità scientifica allo stato dell’arte dei test in commercio. Ha espresso il suo parere su quali possono essere i disturbi più classici dovuti all’intolleranza alimentare, chiarendo anche cosa sia realmente questo tipo di reazione avversa agli alimenti, definendola come una REAZIONE INFIAMMATORIA MINIMA PERSISTENTE a livello della mucosa intestinale, che porta ad una permeabilità intestinale non idonea, causando un attivazione cronica e a volte silente, del sistema immunitario (circa il 70% del sistema immunitario si trova a livello intestinale).Fra i test non convenzionali per l’identificazione di questi tipi di reazioni avverse agli alimenti, a suo giudizio, il test più affidabile per sensibilità e riproducibilità, è sicuramente il TEST ALCAT, che trova finalmente sempre più approvazione nella comunità scientifica, grazie ad un numero di pubblicazioni sempre maggiori e studi clinici...

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Pomodori contro il cancro della prostata

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l consumo di dieci porzioni di pomodori a settimana, riduce del 18 per cento il rischio di cancro della prostata. Lo dimostra una ricerca inglese, finanziata dalNational Institute for Health Research Il cancro della prostata è uno di quei tumori con tassi di prevalenza nettamente superiori nei Paesi occidentali, rispetto alle nazioni in via di sviluppo; si ritiene che questo dipenda, almeno in parte, dallo stile di vita e dalla dieta ‘occidentale’. Per valutare l’impatto di una serie di raccomandazioni alimentari e di stile di vita sul rischio di tumore della prostata, un gruppo di ricercatori delle Università di Bristol, Cambridge e Oxford è andato ad analizzare la dieta e lo stile di vita di 1.806 uomini di età compresa tra i 50 e i 69 anni, ai quali era stato diagnosticato un cancro della prostata, confrontandoli con quelli di oltre 12 mila maschi di pari età, in buona salute. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention e finanziato dal National Institute for Health Research(NIHR) inglese, è il primo ad aver messo a punto un ‘indice dietetico’ anti-cancro della prostata, che comprende selenio, calcio e cibi ricchi di licopene. I risultati della ricerca indicano che gli uomini con un’assunzione ottimale di questi componenti dietetici, corrono un minor rischio di ammalarsi di cancro della prostata. Sarebbero in particolare i pomodori,  consumati in insalata o come succo o come salsa (ad esempio neibaked beans), a proteggere da questa forma tumorale; in particolare, le persone che ne consumano oltre dieci porzioni a settimana, vedono ridursi del 18% il loro rischio di cancro della prostata. Questo effetto benefico del pomodoro viene attribuito dagli autori al licopene, un antiossidante contenuto nel pomodoro, che ha un’azione protettiva sul DNA cellulare. Secondo i ricercatori inglesi, il consumo di pomodori potrebbe dunque essere importante nella prevenzione del tumore della prostata ed auspicano che da questo studio, i risultati del quale andranno comunque confermati da trial condotti ad hoc nell’uomo, scaturiscano delle raccomandazioni dietetiche...

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Diete low-carb…funzionano?

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Tagliare i carboidrati nella dieta consente di dimagrire, proteggendo allo stesso tempo la salute cardiovascolare.  Un punto a favore dei sostenitori delle diete ‘low-carb’, cioè a basso contenuto di carboidrati, viene da uno studio firmato da Lydia Bazzano dellaTulane University School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans (USA), presentato al congresso dei cardiologi europei e pubblicato in contemporanea su Annals of Internal Medicine. Dopo un anno di regime dietetico controllato, il gruppo di soggetti che seguiva la ‘low-carb’ aveva perso 5,3 Kg, mentre quelli che seguivano la dieta a basso contenuto di lipidi (‘low-fat’), a parità di calorie, avevano perso solo 1,8 Kg. I trigliceridi risultavano diminuiti in entrambi i gruppi, ma in misura maggiore nei partecipanti alla dieta low-carb (la differenza media era di – 14,1 mg/dl). Buoni anche i risultati sul fronte del colesterolo HDL, che nel gruppo low-carb, risultava aumentato di 7 mg/dl; sul fronte del colesterolo LDL, non sono state registrate differenze significative. Anche i valori di proteina C reattiva sono risultati maggiormente ridotti nel gruppo low carb, mentre i valori di glicemia e di pressione non mostravano differenze significative. Il dato forse più importante che emerge dallo studio è che lo score di rischio Framingham a dieci anni per le malattie coronariche risultava significativamente ridotto nel gruppo low carb (- 1,4%). Significativo anche il fatto che al termine dello studio i livelli di colesterolo LDL siano risultati sovrapponibili nei due gruppi. Una delle critiche mossa in passato alle diete low carb era infatti proprio il rischio che questo regime facesse aumentare i livelli di LDL, importante fattore di rischio cardiovascolare. Questo studio sembra dunque dissipare questo dubbio e far cadere quest’ultimo tabù. La ricetta per dimagrire, proteggendo allo stesso tempo il cuore è dunque servita: dieta low...

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Colazione dolce/salata (3 blocchi)

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Ingredienti: 1 uovo intero 2 albumi 30 g di prosciutto cotto 20 g di pane integrale (1 fetta) 100 g di kiwi (n.1) 90 g di ananas (circa 1 fettina) 3 noci macadamia Preparazione: Unisci l’uovo agli albumi, miscela e versa il composto ottenuto in una piccola padella antiaderente (per evitare che attacchi, sporca il pentolino con un filo d’olio). Metti la frittata nel piatto piegandola a metà e farcisci con il prosciutto. Per evitare che si apra, puoi fermarla con uno stuzzicadenti. Sbuccia il kiwi, taglialo a fettine, unisci l’ananas a cubetti e le noci sbriciolate grossolanamente. N.B. In questa ricetta io non aggiungo sale, il prosciutto ne contiene già a...

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Primo Documento di Consenso su Indice Glicemico, Carico Glicemico e Risposta Glicemica

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Si è svolto in Italia e precisamente a Stresa il 6-7 Giugno il primo summit mondiale su Indice Glicemico, Carico Glicemico e Risposta Glicemica organizzato da Nfi (Nutrition foundation of Italy, Milano) e Oldways (organizzazione non profit con sede a Boston), con il patrocinio del ministero della Salute. I carboidrati non sono tutti uguali e l´Indice glicemico è un parametro che permette di distinguere i carboidrati digeriti lentamente da quelli che, assorbiti con rapidità, alzano troppo velocemente glicemia e insulinemia. Non solo qualità ma anche quantità ed ecco quindi l´importanza anche del carico glicemico che tiene conto sia dell´Ig sia della quantità del carboidrato presente in una porzione media dell´alimento. Il documento di Consenso elaborato da un comitato internazionale di esperti, tende a definire il ruolo strategico dell´indice e del carico glicemico in ambito di prevenzione e la riduzione di IG/CG nella nostra alimentazione giornaliera dovrebbe diventare una priorità di sanità pubblica. Dalla ricerca scientifica emergono evidenze sulla correlazione tra diete a basso indice glicemico/carico glicemico e riduzione del rischio sia di diabete di tipo 2 sia di malattie coronariche, oltre a un miglior controllo della glicemia nei pazienti gia´ diabetici. Il summit è servito anche per presentare il Carbohydrate Quality Consortium, un gruppo Internazionale di ricercatori ed esperti che collaborerà per mettere insieme studi e informazioni scientifiche sull´indice e carico glicemico, con lo scopo globale di migliorare la salute...

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Leptina e adiponectina: importanti regolatori metabolici

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La leptina (dalla radice greca leptos = magro) è un piccolo ormone proteico, fortemente coinvolto nella regolazione del metabolismo lipidico e del consumo energetico. Pensate che i suoi recettori sono localizzati nell’ipotalamo, proprio nella zona deputata al controllo del peso…e della fame! Prodotta soprattutto nel tessuto adiposo bianco, essa attiva un vero e proprio canale di comunicazione tra tessuto adiposo e cervello, che regola l’accumulo di grasso negli adipociti, inoltre diminuisce il senso di fame e aumenta il consumo energetico, favorendo quindi la riduzione di peso. La leptina agisce positivamente anche in merito ad altre funzioni biologiche: regola l’attività tiroidea, facilita l’emopoiesi, regola il sistema immunologico potenziando le difese, regola il sistema riproduttivo e la formazione ossea. Anche l’adiponectina è una proteina sintetizzata dalle cellule del tessuto adiposo con proprietà antiaterogeniche e antinfiammatorie. In particolare stata dimostrata una chiara relazione tra i livelli di questa proteina e l’estensione della massa grassa: i livelli di adiponectina sono notevolmente minori negli obesi rispetto ai soggetti normopeso. Gli stessi livelli plasmatici sono correlati negativamente con la pressione arteriosa sistolica, i livelli glicemici a digiuno, l’insulinemia, l’insulinoresistenza, il colesterolo totale e LDL, i trigliceridi e l’acido urico. Al contrario, i livelli di adiponectina sono positivamente associati a quelli di colesterolo HDL (quello …buono!) e alla riduzione del Preso corporeo. Per queste proprietà, l’adiponectina è un importante protettore contro il rischio...

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Sport e dolori muscolari: gli antinfiammatori sono l’unica via?

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Chi pratica sport agonistico o meno, chi solleva pesi o è impegnato in attività sportive “dure” può essere soggetto a infortuni di tipo muscolare, come strappi e stiramenti, oltre che a tendiniti e ad altre infiammazioni a carico del sistema muscolo-scheletrico. L’infiammazione può essere lieve o severa e la sua cura di breve o di lunga durata, quindi può tenere il soggetto o l’atleta lontano dal praticare sport anche per molto tempo. In questi casi il medico somministra, di solito, farmaci antinfiammatori non steroidei (cosiddetti FANS) ed eventualmente il cortisone (secondo la diagnosi). Per infiammazioni non gravi o se non serve un’immediata guarigione, a volte è sufficiente il riposo e una “riabilitazione” prudente, ma può essere d’aiuto anche una specifica alimentazione; al contrario è meglio evitare l’assunzione incondizionata di antinfiammatori, che, sebbene non richiedano ricetta medica, non sono scevri da effetti collaterali. Gli alimenti antinfiammatori, un valido aiuto Spesso s’ignora che l’alimentazione ha un ruolo significativo nei processi infiammatori. Una serie di nutrienti sono in grado di contrastare i processi infiammatori sia perché rafforzano il sistema immunitario sia perché alcuni proteggono le cellule in generale. Questi nutrienti si trovano soprattutto nei pesci (molluschi e crostacei non sono pesci), nella frutta e nella verdura, che presentano particolari sostanze protettive e antiossidanti. Un’equilibrata alimentazione fornisce anche questi nutrienti che, rinforzando le difese dell’organismo in generale, entrano anche in funzione dopo un infortunio. Gli omega 3 e la loro “battaglia” Varie ricerche hanno dimostrato che gli acidi grassi polinsaturi omega-3, contenuti soprattutto nei pesci “grassi” come salmone, tonno, sgombro, sardina, anguilla ecc., ma anche nell’olio di oliva e nelle noci, hanno un effetto antinfiammatorio. L’azione antinfiammatoria è esercitata soprattutto da un particolare acido della serie omega 3, l’EPA (acido eicosapentaenoico): L’EPA, collocandosi sulle membrane esterne delle cellule del nostro corpo, ostacola il deposito e il rilascio, da parte delle stesse membrane, dell’acido arachidonico (AA), che ha invece una funzione pro-infiammatoria e di acutizzazione del dolore.  Per questo si può dire che gli acidi grassi omega-3, una volta assunti con la dieta, arrivano a “lottare” per guadagnare il loro posto all’interno delle membrane cellulari e una volta “guadagnato il posto” esercitano una netta risposta antinfiammatoria. Gli antiossidanti: contro l’infiammazione e contro i radicali liberi  Frutta e verdura aumentano la produzione di ossido nitrico (ON), una molecola presente nel nostro corpo che, oltre ad essere coinvolta nella regolazione della pressione arteriosa e dell’ossigenazione dei tessuti, regola l’attività di un enzima (NADPH ossidasi), importante per la riduzione del processo infiammatorio. Inoltre, frutta e verdura sono ricche di antiossidanti come le vitamine A, E, C e i minerali come lo zinco e il selenio. Gli antiossidanti sono in grado di combattere i radicali liberi, che si formano normalmente durante la produzione di energia, ma che vengono liberati in quantità molto più elevate in presenza di un’infiammazione. I radicali liberi sono nemici delle nostre cellule e, se presenti in quantità eccessive, causano l’invecchiamento precoce di tutto l’organismo, danneggiando organi e...

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Coppetta Yogurt e Mirtilli

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Colazione in Zona probiotica antiossidante e antinfiammatoria, a basso indice e basso carico glicemico   Ingredienti per una coppetta da 2 BLOCCHI  ·     1 vasetto di yogurt bianco magro arricchito con Bifidobatteri o di yogurt greco colato ·         2 cucchiai di Muesli bilanciato 30/40/30 ·         150 g di mirtilli neri ·         2 cucchiaini di proteine in polvere alla vaniglia (oppure anche alla soia) ·         Una bustina di dolcificante ipocalorico  o di fruttosio ·         5 mandorle tritate grossolanamente Tritare 100 g di mirtilli e mescolarli con ½ vasetto di yogurt e un cucchiaino di proteine, aggiungendo metà bustina di dolcificante. In alternativa frullare il tutto per avere una crema più omegenea. Mescolare l’altro mezzo vasetto di yogurt con l’altro cucchiaino di proteine, un cucchiaio di muesli e il resto del dolcificante. In una coppetta o un bicchiere largo mettere prima lo yogurt al mirtillo e poi quello al muesli. Completare decorando con il secondo cucchiaio di muesli, i mirtilli rimasti e le mandorle tritate Dividendo il tutto in due coppette o bicchieri piccoli si trasforma la colazione da 2 BLOCCHI in due spuntini da 1...

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